Così le “mucche volanti” Usa stanno salvando il Qatar

Fonte il Sole 24 Ore articolo di di Enrico Marro

Negli Stati Uniti l’hanno già battezzato “il più grande ponte aereo di mucche della storia”. Trattasi di migliaia e migliaia di bovini, pare circa quattromila in tutto, in partenza da California, Arizona e Wisconsin su una sessantina di voli della Qatar Airlines con destinazione le fattorie di Baladna, una cinquantina di chilometri a nord della capitale Doha. Ormai diventate quasi un luogo di pellegrinaggio per i sudditi dell’emirato, tanto da ospitare anche un ristorante e persino un parco divertimento per i tanti bambini che accorrono con le famiglie a godersi lo spettacolo delle “mucche volanti”.

Facciamo un passo indietro per spiegare bene questa divertente storia. Poco più di nove mesi fa, per la precisione il 5 giugno 2017, con una mossa coordinata un gruppo di Paesi musulmani (tra cui Arabia Saudita, Emirati, Bahrain, Egitto e persino le Maldive) ha rotto i rapporti con il Qatar, accusandolo di sostenere l’Iran e gruppi integralisti come Hamas, nonché i fratelli musulmani in Egitto. Da subito è scattato un pesante embargo, all’inizio visto di buon occhio dagli Stati Uniti, che ha messo in qualche difficoltà l’emirato, costretto a rimpatriare 20 miliardi di dollari investiti sui mercati esteri grazie al colossale veicolo del suo fondo sovrano.

La posizione diplomatica statunitense è però cambiata in fretta. Poco più di un mese dopo l’avvio del blocco economico, Washington e Doha hanno firmato un memorandum d’intesa per la lotta contro il finanziamento al terrorismo. E la recente visita negli Stati Uniti del ministro della Difesa del Qatar (che tra l’altro ha rivelato al Washington Post come le monarchie del Golfo fossero pronte all’invasione militare dell’emirato) ha rappresentato un chiaro segnale di come l’amministrazione Trump abbia preso le distanze dall’embargo.

Ma per i cittadini dell’emirato la prova più tangibile dell’amicizia americana è arrivata proprio con lo spettacolare atterraggio delle mucche yankee. Il Qatar, che sta spendendo circa 500 milioni di dollari alla settimana per prepararsi ai mondiali di calcio del 2022, non deve più temere una crisi alimentare: assieme alla frutta e verdura iraniana e ai prodotti caseari turchi, ecco arrivare i bovini dell’Arizona con il loro latte fresco. «Il nostro governo ci aveva promesso che non ci sarebbe stata penuria di cibo – riassume a Bloomberg un cittadino mentre fa la spesa al supermercato – nessuno morirà di fame. E noi non abbiamo paura di nessuno».

 

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